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Tax|14 Febbraio 2024|

Paesi a fiscalità privilegiata: residenza in base alla Convenzione

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 35284 del 2023 del 18 dicembre 2023, ha affrontato il caso di una persona che aveva trasferito la propria residenza negli Emirati Arabi.

La residenza fiscale è un concetto fondamentale per determinare l’obbligo tributario di una persona fisica. In base alla normativa italiana, una persona è considerata residente fiscale in Italia se, per la maggior parte dell’anno solare, si trova alternativamente in una delle seguenti condizioni:

  • è iscritta nelle anagrafi della popolazione residente;
  • ha il domicilio o la residenza nel territorio dello Stato;
  • ha il centro degli interessi vitali in Italia.

Tuttavia, la legge prevede anche una presunzione legale di residenza fiscale in Italia per le persone che trasferiscono la propria residenza in Stati a fiscalità privilegiata (cfr. DM 4 maggio 1999). In questo caso, la persona è considerata residente fiscale in Italia, salvo prova contraria.

La prova contraria consiste nel dimostrare che il trasferimento è genuino ed effettivo e non ha lo scopo di eludere il fisco italiano. A tal fine, la persona deve fornire elementi oggettivi e documentabili che attestino la sua effettiva residenza nello Stato a fiscalità privilegiata, come, a titolo di esempio:

  • la disponibilità di un’abitazione adeguata e stabile;
  • il trasferimento del nucleo familiare;
  • il svolgimento di attività lavorative o professionali;
  • il possesso di beni mobili e immobili;
  • la partecipazione alla vita sociale, culturale ed economica dello Stato.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35284 del 2023 del 18 dicembre 2023, ha affrontato il caso di una persona che aveva trasferito la propria residenza negli Emirati Arabi, uno Stato a fiscalità privilegiata, e che percepiva un reddito di lavoro dipendente da un datore di lavoro italiano.

A fronte della richiesta di rimborso di ritenute fiscali italiane effettuata dal contribuente, l’Amministrazione Finanziaria non aveva inizialmente concesso il rimborso delle ritenute appellandosi al fatto che l’individuo non era stato in grado di fornire la documentazione prevista dall’art. 28 del Trattato tra Italia e Emirati Arabi Uniti, che prevede, al comma 2, che “le istanze di rimborso, da prodursi in osservanza dei termini stabiliti dalla legislazione dello Stato contraente tenuto ad effettuare il rimborso stesso, devono essere corredate da un attestato ufficiale dello Stato contraente di cui il contribuente è residente che certifichi la sussistenza delle condizioni richieste per aver diritto all’applicazione dei benefìci previsti dalla Convenzione”.

Il contribuente attivava di conseguenza il contenzioso contro il diniego da parte dell’Amministrazione Finanziaria, protrattosi fino all’ultimo grado di giudizio, nel quale la Suprema Corte, rigettando il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, specificava che:

  • la presunzione legale di residenza in Italia del contribuente, di cui all’art. 2 comma 2-bis del TUIR, poteva essere vinta in virtù dell’applicazione della disciplina convenzionale in tema di residenza, contenuta nell’art. 4 del Trattato tra Italia e Emirati Arabi Uniti per evitare le doppie imposizioni;
  • non rileva il fatto che negli Emirati Arabi non vi sia una tassazione sul reddito delle persone fisiche, in quanto, ai fini dell’applicazione della disciplina convenzionale, si ritiene sufficiente il potenziale assoggettamento a tassazione dell’individuo nello Stato; per definire la potestà impositiva tra gli Stati, assunta sulla base delle precedenti considerazioni sulla residenza fiscale dell’individuo negli Emirati Arabi, trova applicazione l’art. 15, paragrafo 1 del Trattato tra Italia e Emirati Arabi, che prevede che “i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente [i.e. Emirati Arabi] riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato”. Non trovano applicazione, come invece sostenuto dall’Amministrazione Finanziaria, le disposizioni derogatorie di cui all’art. 15, paragrafo 2 dello stesso Trattato, in quanto viene a mancare l’assunto principale per la sua attuazione, vale a dire la residenza fiscale in Italia dell’individuo, Stato diverso dal quale era stata svolta l’attività lavorativa.
Luca Menne
Luca MenneTax Consultant - Dottore Commercialista

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