Giappone - visti lavoratori qualificati
Immigration|28 Aprile 2026|

Giappone, stretta sui visti per lavoratori qualificati: la lingua diventa requisito professionale

La nuova politica migratoria di Tokyo ridisegna le condizioni di accesso al mercato del lavoro per i professionisti stranieri, mettendo al centro la competenza linguistica come criterio di selezione

Il Giappone sta modificando le condizioni di accesso al proprio mercato del lavoro per i professionisti stranieri. La revisione riguarda il visto “Engineer/Specialist in Humanities/International Services” e introduce, per chi si candida a ruoli che richiedono l’uso della lingua giapponese, l’obbligo di certificare una competenza pari al livello B2 del CEFR — equivalente al N2 del Japanese-Language Proficiency Test, sufficiente per leggere documentazione professionale, seguire riunioni e condurre conversazioni di lavoro in autonomia.

La misura risponde a un problema documentato: negli ultimi anni è aumentato il numero di lavoratori stranieri entrati con visti pensati per profili qualificati che poi svolgevano mansioni non corrispondenti. Le autorità hanno deciso di intervenire introducendo la verifica linguistica come criterio di ammissione preventivo, oltre a rafforzare i controlli generali sui requisiti di ingresso.

La riforma non si applica a tutti allo stesso modo. Gli studenti internazionali già in Giappone che richiedono la transizione verso questa categoria restano esclusi dall’obbligo. La logica è chiara: chi ha già studiato e lavorato nel Paese ha un percorso verificabile. Il nuovo requisito riguarda chi si candida dall’estero, dove finora non esisteva un modo sistematico per accertare l’effettiva idoneità linguistica.

Sul fronte aziendale, l’Immigration Services Agency ha inasprito anche i requisiti documentali per i trasferimenti infragruppo nelle categorie di imprese considerate a maggior rischio. Le aziende devono ora dimostrare con più evidenze la propria struttura, la propria attività e la coerenza del ruolo offerto rispetto al visto richiesto. Quelle già sanzionate nell’ambito di programmi come il Technical Intern Training non potranno, per tutta la durata della sospensione, assumere lavoratori nemmeno attraverso questa categoria.

A fine 2025, i residenti stranieri in Giappone hanno superato i 4,1 milioni. Di questi, circa 475.000 erano titolari del visto in questione, diventando così la seconda categoria più numerosa dopo i residenti permanenti. Una platea ampia, che rende questa revisione tutt’altro che marginale.

Giulia Tagliavini
Giulia TagliaviniSenior Immigration Consultant

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