
Diritto di sangue sotto esame: nuove regole e vincoli per la cittadinanza italiana
Il Consiglio dei Ministri ha recentemente adottato un Decreto-legge e due disegni di legge per ridefinire le modalità di acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis. Il percorso normativo – sancito dal Decreto-legge del 28 marzo 2025, n. 36 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.73) e dal Decreto Cittadinanza del 29 marzo 2025 – si inserisce in un contesto di ridefinizione delle regole per l’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis, introducendo criteri più stringenti e un nuovo assetto organizzativo per la gestione delle richieste.
Limitazioni alla trasmissione automatica della cittadinanza
La riforma stabilisce che la cittadinanza per discendenza si trasmetterà automaticamente soltanto per due generazioni. In altre parole, solo i discendenti aventi almeno un genitore o un nonno nato in Italia potranno essere riconosciuti cittadini dalla nascita. Nel caso dei figli di cittadini italiani nati all’estero, l’acquisizione automatica avverrà se, prima della nascita, almeno uno dei genitori ha risieduto in Italia per un periodo continuativo di almeno due anni. Questa disposizione, applicabile esclusivamente a chi possiede anche una seconda cittadinanza, mira a evitare il rischio di apolidia, mantenendo invariati i diritti di chi ha già ottenuto il riconoscimento della cittadinanza secondo le regole precedenti.
Il principio del “Legame effettivo”
Un elemento cardine della nuova normativa è il rafforzamento del concetto di “legame effettivo” con l’Italia. Per garantire che il riconoscimento della cittadinanza non sia mero atto formale, la legge impone ai discendenti di cittadini italiani nati all’estero l’obbligo di registrare il proprio atto di nascita entro il compimento dei 25 anni. Il mancato rispetto di questo termine comporta la presunzione dell’assenza di vincoli concreti con il Paese e, conseguentemente, la perdita del diritto alla cittadinanza. Inoltre, la normativa introduce la possibilità di revoca della cittadinanza per “desuetudine”, applicabile a chi, pur essendo nato all’estero e in possesso di una seconda cittadinanza, non risiede in Italia e non esercita i relativi diritti per un periodo continuativo di almeno 25 anni.
Semplificazione e centralizzazione delle procedure
Un ulteriore aspetto della riforma riguarda la riorganizzazione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero. Le competenze, attualmente gestite dai consolati, saranno progressivamente trasferite a un ufficio centralizzato della Farnesina, in un’ottica di semplificazione e di maggiore efficienza. Durante un periodo transitorio di circa un anno, i consolati continueranno a trattare le domande, seppur con un numero limitato di pratiche, permettendo una graduale implementazione del nuovo sistema. Questa misura mira a ridurre i tempi burocratici e a concentrare le risorse sui servizi per i cittadini già riconosciuti, in linea con le esigenze operative della riforma.
Ulteriori misure di riforma
Il percorso di riforma, in parallelo alle modifiche procedurali, contempla anche interventi a sostegno dell’immigrazione di ritorno e del riacquisto della cittadinanza. Chi ha perso la cittadinanza potrà riacquistarla, a condizione di risiedere in Italia per almeno due anni, mentre iter semplificati sono previsti per coloro che, anche avendo solo un nonno italiano, possono ottenere il riconoscimento con tempi di residenza (tre anni) più brevi rispetto agli standard previsti di norma per i cittadini stranieri. Inoltre, la normativa chiarisce definitivamente la trasmissione della cittadinanza per via materna per i nati dopo il 1° gennaio 1927, risolvendo interpretazioni contrastanti del passato. Infine, viene stabilito un termine massimo di 48 mesi per il riconoscimento della cittadinanza, garantendo così maggiore certezza nei procedimenti amministrativi.
Con questa riforma, il governo intende garantire che l’acquisizione della cittadinanza italiana sia legata a un effettivo rapporto con il Paese, allineandosi agli standard di altri Stati europei. Allo stesso tempo, le nuove disposizioni puntano a rendere più efficienti le procedure, riducendo oneri e tempi burocratici, senza compromettere i diritti di chi ha già ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana.











