cina - permessi di lavoro
Immigration|26 Marzo 2026|

La Cina rafforza i controlli sui permessi di lavoro: nuove sfide per aziende e talenti stranieri

L’inasprimento dei requisiti salariali e anagrafici per i permessi di lavoro segna una nuova fase nella politica d’attrazione dei professionisti internazionali in Cina, con implicazioni significative per la gestione del capitale umano delle imprese estere.

Negli ultimi mesi, la Repubblica Popolare Cinese ha intensificato le misure di controllo e applicazione dei requisiti per il rilascio dei permessi di lavoro ai cittadini stranieri. Le autorità competenti hanno reintrodotto la piena osservanza delle soglie salariali e dei limiti di età, con particolare attenzione alle categorie A e B, che definiscono rispettivamente i lavoratori altamente qualificati e quelli di medio livello professionale.

In passato, durante la pandemia COVID-19, alcune città di primo livello come Pechino e Shanghai avevano adottato politiche temporaneamente più flessibili per favorire la continuità operativa delle imprese. Tali misure, ora revocate, lasciavano maggiore spazio di manovra alle aziende nel reclutamento di talenti stranieri, consentendo deroghe ai requisiti standard in materia di compenso e documentazione. Tuttavia, la piena reintroduzione dei criteri originari ripristina una soglia salariale più elevata, che diventa fattore discriminante per la concessione dei permessi di lavoro di Categoria A.

Ad esempio, nella capitale cinese, la soglia per ottenere un permesso di Categoria A basato sul livello retributivo è passata da 47.500 a 71.622 RMB mensili, con un reddito annuo superiore a 859.000 RMB. Analogamente, i richiedenti di Categoria B dovranno dimostrare un salario di almeno 47.748 RMB al mese, contro i precedenti 31.700 RMB. Questi nuovi criteri riflettono la volontà del governo di favorire un’immigrazione lavorativa qualificata e coerente con gli obiettivi di crescita tecnologica e innovativa del Paese.

Anche il limite di età è stato oggetto di uniformazione: la soglia per i permessi di Categoria B viene fissata a 60 anni, con possibili eccezioni solo nei casi di rinnovo e previa valutazione discrezionale delle autorità locali. Ciò potrebbe incidere sulla stabilità del personale senior straniero e sulla pianificazione a lungo termine delle imprese, in particolare nei settori ad alta specializzazione.

In prospettiva, queste modifiche impongono alle aziende straniere di ridefinire le proprie strategie di assunzione e di retention del personale internazionale. La crescente rigidità normativa, se da un lato limita alcune possibilità operative, dall’altro spinge le imprese a investire in politiche di remunerazione più competitive e in percorsi di sviluppo professionale in linea con le aspettative del mercato cinese.

Giulia Tagliavini
Giulia TagliaviniSenior Immigration Consultant

Lascia un commento