
Trasferte prolungate nell’UE: la CGUE si pronuncia sui permessi di soggiorno aggiuntivi
Con la sentenza C-540/22, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha recentemente affrontato direttamente la questione delle trasferte di lavoratori non comunitari all’interno dell’UE.
Il caso riguardava una controversia sollevata da un gruppo di lavoratori ucraini, regolarmente distaccati nei Paesi Bassi da un’azienda slovacca per il completamento di lavori di durata superiore a 90 giorni. Secondo la normativa olandese, i lavoratori distaccati avrebbero dovuto richiedere un ulteriore permesso di soggiorno presso le autorità dei Paesi Bassi.
I lavoratori contestavano tale richiesta, ritenendola illegittima e lesiva del diritto alla libera circolazione, poiché erano già in possesso di permessi di soggiorno e di lavoro rilasciati dallo Stato membro di residenza.
La Corte si è espressa confermando la legittimità della richiesta delle autorità olandesi. Ha affermato che l’obbligo di ottenere un ulteriore permesso di soggiorno per trasferte superiori a 90 giorni è giustificato, in quanto risponde a motivi di interesse collettivo, come la certezza del diritto e la salvaguardia dell’ordine pubblico.
Sulla base di questi principi, richiedere il possesso del permesso di soggiorno dello Stato membro in cui i lavoratori sono distaccati consente al Paese ospitante una maggiore regolamentazione dei flussi migratori, senza limitare il diritto alla libera prestazione di servizi all’interno dell’Unione Europea.
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