
Il boom dei distacchi e il tema della genuinità del rapporto di lavoro
Secondo le stime dell’European Labour Authority, ogni anno nell’Unione Europea vengono effettuati circa 3,6 milioni di distacchi transnazionali, un dato che risulta quasi triplicato rispetto a quello registrato quindici anni fa. I settori maggiormente interessati dal fenomeno restano l’edilizia, la manifattura e la logistica, mentre i principali Paesi di destinazione sono Germania e Francia, seguiti da Paesi Bassi e Belgio.
La crescita del fenomeno ha portato a un rafforzamento dei controlli da parte delle autorità nazionali, con particolare attenzione ai casi di utilizzo improprio del distacco. Di particolare interesse è l’approccio adottato dai Paesi Bassi, dove negli ultimi anni si sono intensificate le verifiche sui cosiddetti “distacchi artificiali”, ossia situazioni in cui il lavoratore viene assunto formalmente da un’impresa estera al solo scopo di operare stabilmente nel territorio olandese, senza un reale legame con l’azienda distaccante. In molti casi si tratta di lavoratori extra-UE, maggiormente esposti al rischio di condizioni lavorative non conformi agli standard europei. L’obiettivo delle autorità ispettive è quello di garantire che il distacco avvenga in modo genuino e che ai lavoratori vengano riconosciute condizioni economiche e contrattuali equivalenti a quelle applicate ai dipendenti locali. Un distacco può essere considerato genuino quando esiste un rapporto di lavoro reale e continuativo tra il dipendente e l’azienda distaccante, già prima dell’invio all’estero. Inoltre, il lavoratore deve continuare a mantenere un legame effettivo con l’azienda anche durante il periodo di distacco e, una volta terminata l’attività all’estero, deve riprendere regolarmente il proprio lavoro nel Paese di origine.
Nel sistema olandese è inoltre previsto un ulteriore livello di verifica nell’ambito delle notifiche preventive obbligatorie. Oltre alle informazioni generalmente richieste, relative all’azienda distaccante, all’impresa ospitante, al lavoratore, al luogo di svolgimento dell’attività, alla tipologia di prestazione e al referente presente sul territorio, la normativa dei Paesi Bassi richiede infatti il coinvolgimento diretto di un rappresentante dell’azienda ricevente. Dopo l’invio della comunicazione tramite il portale apposito, il soggetto indicato dall’impresa ospitante è tenuto ad accedere alla piattaforma per verificare la correttezza dei dati trasmessi. Solo a seguito di tale controllo la notifica può essere confermata; qualora emergano informazioni inesatte o incomplete, la comunicazione viene invece respinta e l’azienda distaccante deve procedere ad una nuova trasmissione corretta dei dati.
Questo sistema di doppia verifica rappresenta uno degli strumenti attraverso cui le autorità olandesi garantiscono un controllo particolarmente rigoroso sui distacchi transnazionali, aumentando l’affidabilità delle informazioni comunicate e facilitando il monitoraggio del rispetto degli obblighi previsti dalla normativa. I controlli risultano infatti frequenti e particolarmente mirati nei settori maggiormente esposti al rischio di irregolarità e utilizzo improprio del distacco.
Anche in Belgio i controlli delle autorità nazionali sono aumentati parallelamente alla crescita dei distacchi transnazionali effettuati sul territorio. Un ruolo centrale è svolto dal portale LIMOSA, attraverso il quale viene effettuata la dichiarazione preventiva dei lavoratori distaccati: il sistema consente alle autorità belghe di svolgere un primo controllo sui dati trasmessi, verificando eventuali irregolarità o inadempimenti, in particolare in materia di orario di lavoro, tema particolarmente sensibile nell’ambito dei distacchi. Non sono inoltre rari i controlli incrociati di natura fiscale e previdenziale, finalizzati a garantire il pieno rispetto della normativa nazionale e delle disposizioni europee in materia di lavoro e sicurezza sociale. A conferma dell’approccio rigoroso adottato dal Belgio, la stessa European Labour Authority ha più volte indicato il Paese tra quelli che collaborano maggiormente nelle attività di cooperazione e scambio di informazioni relative ai controlli transnazionali.
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