
Manager italiani all’estero: opportunità di crescita e sfide per il rientro
Vivere e lavorare in un ambiente internazionale offre un’enorme opportunità di crescita personale. Le persone imparano a vedere il mondo da diverse prospettive, sviluppando una maggiore empatia, resilienza, capacità di problem solving e innovazione, skills sempre più apprezzate dalle aziende che cercano talenti capaci di navigare con successo in contesti multiculturali. Proprio per questo i lavoratori con esperienza internazionale spesso godono di migliori opportunità di carriera e vengono chiamati a incarichi di responsabilità. Dunque, non stupisce che i manager che lasciano l’Italia per lavoro spesso non tornano più indietro. All’estero, infatti, trovano contesti professionali dove il merito viene valorizzato (ne è convinto l’82,9% dei dirigenti italiani) e caratterizzati da retribuzioni più alte, numerosi benefit e opportunità di crescita in generale (60%). È il quadro che emerge da una ricerca realizzata da Manageritalia, in collaborazione con AstraRicerche e Kilpatrick Group, secondo cui su 514 manager emigrati all’estero il 94% è soddisfatto della scelta di espatriare. Meno di uno su quattro, il 22,8%, vuole tornare in Italia, una percentuale dimezzatasi rispetto a dieci anni fa (43,6%).
La vita professionale all’estero viene valutata positivamente in confronto al contesto italiano, soprattutto per quanto riguarda le donne. La loro condizione lavorativa, infatti, è percepita di gran lunga migliore rispetto alle realtà aziendali italiane. All’estero le donne hanno più possibilità di fare carriera perché vige il merito (74,7%), non subiscono alcun tipo di discriminazione (73,5%), usufruiscono di maggiori servizi per la famiglia e hanno la possibilità di conciliare serenamente i ritmi casa-lavoro (68,1%). Dal confronto con l’ambiente lavorativo estero, emerge che in Italia ci vorrebbero più attenzione al benessere delle persone sul luogo di lavoro (80,9%) e la necessità di investire energie e risorse sulla sostenibilità sociale (91,1%). Numeri che per Mario Mantovani, presidente di Manageritalia, suonano come <<un campanello d’allarme per un mondo del lavoro italiano che, salvo alcune isole felici di aziende managerializzate e presenti sui mercati internazionali, deve recuperare competitività e intraprendere uno sviluppo inclusivo, solido e duraturo, aumentando il numero di imprese che competono sulla qualità e l’innovazione e non solo sui bassi costi>>.
La ricerca mette inoltre in evidenza i punti di forza dei manager italiani all’estero: passione e impegno nel lavoro (49%), creatività (48,6%), resilienza e capacità di affrontare le difficoltà (46,1%). Nota dolente è la scarsa conoscenza delle lingue (59,9%) e l’incapacità di staccarsi e differenziarsi dai modelli culturali e professionali italiani (41,6%). Buona parte del campione ritiene che l’esperienza professionale all’estero può contribuire in modo significativo all’internazionalizzazione delle aziende e dell’economia italiana. In più, l’eventuale rientro dei manager porterebbe diversi vantaggi: per il 70,4% degli intervistati arricchirebbe il contesto aziendale ed economico e per il 61,1% aiuterebbe le aziende italiane a essere vincenti sui mercati esteri, allineando così il nostro Paese ai modelli più avanzati.






