
Lavorare ovunque: il mondo secondo i nomadi digitali
Hanno dai 30 ai 40 anni, sono single, guadagnano mediamente 78 mila euro all’anno, lavorano come sviluppatori di software o nel marketing, amano il caffè, si tengono in forma facendo lunghe passeggiate: e lavorano da casa. Una casa che cambiano più o meno ogni sette mesi, prima di trasferirsi in un altro Paese. Sono i nomadi digitali, lavoratori che, proprio come le tribù nomadi, si spostano seguendo il ritmo delle stagioni, alla continua ricerca di un posto soleggiato, con una temperatura attorno ai 23 °C e un costo della vita non troppo elevato.
Niente ufficio fisso ma un coworking o un bar con la connessione wifi. Nessun orario da rispettare ma un disclaimer che, alla fine delle mail, avverte che la loro comunicazione potrebbe arrivare in orari notturni, ma che non è necessario rispondere subito. Spesso, infatti, i nomadi digitali devo gestire un fuso orario diverso rispetto ai rispettivi referenti, collaboratori o clienti. Così, mentre loro lavorano, potrebbe essere che gli altri, dall’altra parte del mondo, stiano dormendo.
Secondo i dati raccolti da Nomad List, sito americano specializzato nell’offrire servizi ai digital nomads, il numero di chi si sposta di città in città e a cui basta aprire il proprio lap top per cominciare a lavorare, potrebbe sfiorare i 100 milioni. Un fenomeno che ha messo il turbo dopo la pandemia da Covid-19, da quando cioè il lavoro da remoto (e i mezzi tecnici per renderlo possibile) è cresciuto in modo esponenziale.
Va però rivisto lo stereotipo del nomade digitale in call dal bar dalla spiaggia. Sono più le città ad attirare questi lavoratori globetrotter. Per scegliere in modo oculato la successiva destinazione, nel 2024 oltre 2 milioni di utenti di Nomad List hanno consultato il sito per scoprire come si vive e lavora in quasi millequattrocento città in giro per il globo.
Con l’aiuto di un algoritmo che si aggiorna costantemente e che tiene conto del costo della vita, delle temperature, della velocità della connessione internet, del tasso di crimine, della qualità dell’aria e di quanto la società sia aperta nei confronti, ad esempio, della comunità LGBTQ+, Nomad List fornisce la risposta alla principale domanda di un nomade digitale: dove posso spostarmi per lavorare e vivere bene?
Un ranking che è anche una fotografia istantanea delle città più appetibili al mondo che, ad aprile 2025, vede tra le mete più ambite due città del sudest asiatico, Bangkok, capitale della Tailandia, e Kuala Lampur, in Malesia, insieme alla capitale della Georgia Tbilisi.
E l’Italia, come si posiziona in questa classifica? La prima tra le italiane è Pisa che, però, si attesta solo al 183esimo posto. Segue Catania, a 201esimo posto. Entrambi le città sono promosse sotto l’aspetto della sicurezza, ritenute accettabili per il costo della vita ma rimandate per quanto riguarda la copertura e velocità della rete internet. Seguono Venezia, Trieste, la zona del Lago di Como, Rimini, Bari, Lucca e Palermo. Oltre al quattrocentesimo posto Firenze, Roma, Napoli, Bologna e Padova. Caso a se stante è la città di Milano che, se fino al 2023 occupava la 166esima posizione, ora è uscita dalle prime mille. Uno spunto che suggerisce su cosa lavorare per cominciare ad attrarre questa nuova tribù nomade.






