
Fuga di cervelli: l’Italia perde il suo capitale umano
Centotrentaquattro miliardi di euro. È un salasso in termini economici e sociali il valore del capitale umano uscito dall’Italia nel periodo 2011-2023. Una media di 8,4 miliardi l’anno nell’ultimo biennio, a conferma del fatto che, nella caccia globale ai talenti, il nostro Paese è preda. Come sottolinea il Rapporto Draghi, “la competitività oggi si gioca meno sul costo relativo del lavoro e più sulla conoscenza e le competenze racchiuse nella forza lavoro”. Ebbene l’Italia perde ogni anno una fetta consistente di questa conoscenza e di queste competenze, a beneficio dei Paesi concorrenti che, a cominciare dal sistema imprenditoriale, sanno valorizzare meglio i giovani. Per questo sale la quota di laureati o diplomati Its che lasciano l’Italia: dal 31,6% della media 2011-2022 al 37,7% nel 2021 al 43,1% nel 2022. Formazione d’eccellenza per il tra gli emigrati dal Friuli-Venezia Giulia, il dalla Lombardia, il dall’Emilia-Romagna e il dal Veneto. La stima del valore del capitale umano esportato è della Fondazione Nord Est che, utilizzando i dati Ocse, considera l’investimento pubblico per l’istruzione e quello delle famiglie per ogni figlio fino al termine degli studi. Un investimento senza ritorno, di cui beneficiano i Paesi di destinazione.
L’emorragia dei giovani laureati o diplomati Its è particolarmente intensa dalle regioni settentrionali, dove pure le occasioni di impiego dovrebbero essere maggiori, data la più elevata concentrazione di imprese manifatturiere e di servizi basati sulla conoscenza. Così nel 2022 oltre la metà dei giovani che sono partiti da Friuli-Venezia Giulia (51,5%) e Lombardia (50,7%) aveva una formazione d’eccellenza e quasi la metà quelli che hanno lasciato Emilia-Romagna (49,3%) e Veneto (49,2%) per l’estero. Segno che il tessuto produttivo non sa valorizzarli come accade negli altri paesi europei avanzati. All’opposto, una quota minore di giovani emigranti che partono dalle regioni del Sud è laureata o diplomata Its. L’aumento dei laureati che emigrano è stato particolarmente forte nelle regioni del Nord Est: +19,3% la differenza tra il 2022 e la media dei dieci anni precedenti in Friuli-Venezia Giulia, seguita da Veneto (+16%), Marche (+15%), Lombardia (+14,4%) ed Emilia-Romagna (+14%). Simmetricamente, all’aumento della quota dei laureati sui giovani che emigrano, si è registrato nel biennio 2021-2022 il calo della quota dei laureati sui giovani che rientrano.
Nella media del biennio 2021-22, il valore annuo del capitale umano uscito con i giovani è stato di 8,4 miliardi a prezzi del 2023. Al primo posto la Lombardia, con un deflusso annuale che si colloca a 1,4 miliardi, al secondo il Veneto con 0,9 miliardi, poi Sicilia e Campania (0,8), Piemonte (0,7) ed Emilia-Romagna. Nei tredici anni 2011-23 il valore del capitale umano che se ne è andato dall’Italia, incorporato nei giovani 18-34 emigrati, è di quasi 134 miliardi, con la Lombardia a svettare per perdita (22,8 miliardi), seguita dalla Sicilia (14,5) e dal Veneto (12,5). Le motivazioni che li hanno spinti a partire sono molteplici e complesse, dal desiderio di migliorare la qualità di vita alla ricerca di nuove prospettive e competenze professionali, dagli aspetti emozionali – come il buon clima aziendale e il rapporto con i colleghi – alla flessibilità nell’organizzazione del lavoro.






