Stereotipi duri a morire

Un siciliano, parlando con un amico: 

– Sai, ieri sono stato a Milano. Incontro un milanese, parliamo del più e del meno, alla fine mi chiede: “Di dove sei?” 

E io: “Sicilia” 

– “Sicilia dove?” 

– “Palermo” 

– “A Palermo siete tutti mafiosi!” 

Allora gli dico: “No, mi spiace, guardi che è un luogo comune del tutto infondato”. 

E lui mi ripete: “A Palermo siete tutti mafiosi!” 

– “No, le assicuro di no, si tratta del luogo comune per antonomasia. I mafiosi sono un’esigua minoranza, le assicuro che la maggior parte dei palermitani sono tutti brave persone”. 

– “Glielo dico io, a Palermo siete tutti mafiosi!!” 

Non ne potevo più: “Guardi, se ha intenzione di chiudere così la nostra discussione, faccia pure; ma le assicuro che lei è vittima di una visione parziale della realtà, e se vuole…” 

– “No, glielo dico io, a Palermo siete tutti mafiosi!” 

– “E continuava, continuava…!! MINCHIA! L’HO DOVUTO AMMAZZARE!!” 

Gli stereotipi sono duri a morire. Chi si occupa di gestione delle risorse umane lo sa bene. “Capi si nasce! Non perdiamo tempo con dell’inutile formazione!” Oppure: “Per motivare le persone ci vogliono i soldi! Tutto il resto sono solo chiacchiere”, e così via. 

Chi si occupa di persone al lavoro, al contrario, sa bene che i soldi non bastano da soli a motivare i collaboratori, servono piuttosto un sogno in cui credere, coinvolgimento, responsabilizzazione, fiducia, delega. E ancora: i capi che nascono già belli e pronti sono un’eccezione, non la regola. Per diventare un buon capo ci vuole invece un grande investimento, personale e organizzativo. Formazione, un iter di esperienze che sappia forgiare il carattere e dare consistenza manageriale, supervisione, e così via. 

Fare il lavoro di gestione e sviluppo delle persone richiede competenze specifiche e una sensibilità che si affina nel tempo. Ad esempio, banalmente, nel superare convintamente questi stereotipi di cui sono invece persuasi anche imprenditori di successo e manager di lungo corso. 

Quando vedo direttori delle risorse umane che vengono da altre funzioni sono contento perché per le organizzazioni credo sia un fatto positivo la trasversalità delle competenze manageriali. A questi colleghi chiedo però rispetto per una funzione che ha un sapere composito e che richiede competenze specialistiche e una sensibilità che si forgia nel tempo. 

Tutti noi ogni giorno prendiamo l’ascensore ma non per questo siamo in grado di farne la manutenzione… Analogamente, ogni capo ha dovuto gestire delle persone, ma questo non vuol dire che tutti i capi sarebbero in grado di fare i gestori del personale… 

Paolo Iacci
Paolo IacciPresidente