Qui fa un caldo infernale

In pieno inverno una coppia di Milano decide di prendersi una settimana di vacanza; i due volano ai Caraibi. 

A causa degli impegni di lavoro di lei, molto impegnata nella sua posizione manageriale, la coppia deve partire con voli separati, con un giorno di differenza l’uno dall’altro.
Quando lui arriva a destinazione, cerca subito un computer nell’albergo e scrive alla moglie una email. 

Purtroppo, però, nell’indirizzo e-mail tralascia una lettera e senza accorgersene spedisce lo scritto a un destinatario errato. 

Sfortunatamente, a Roma, in quel momento, sta tornando a casa una vedova dal funerale di suo marito, un uomo diligente, buono, morto per un infarto. La neo-vedova si aspetta messaggi di condoglianze arrivati via internet e controlla la posta. Dopo aver letto la prima mail urla e sviene davanti allo schermo. 

Il figlio della vedova si precipita subito nella stanza e vede la madre priva di sensi, distesa sul pavimento. 

Guarda lo schermo del computer e legge ciò che aveva appena finito di leggere la povera donna: 

To: Alla mia adorata moglie
From: Dal tuo marito appena partito
Subject: Sono arrivato
Sono appena arrivato e ho fatto il check-in. Vedo che tutto è già pronto per il tuo arrivo di domani. Sono molto felice di riabbracciarti prestissimo. Spero che anche il tuo viaggio vada bene come è stato per me.
PS:
Qui fa un caldo infernale…

L’innovazione tecnologica e dei costumi è tale che ormai gli adolescenti considerano le mail come strumenti di comunicazione ormai obsoleti, che loro non utilizzano mai se non per colloquiare con le istituzioni pubbliche. Tra loro usano ormai solo le immagini, la trasmissione orale o tutt’al più brevi sms. Alcune imprese hanno cominciato a imitarli e stanno così nascendo da qualche anno i no-mail days.

Così come gli amanuensi avevano fatto resistenza alla diffusione della stampa, così oggi e nel prossimo futuro faremo resistenza alla marginalizzazione della forma scritta per come noi la conosciamo oggi. Probabilmente io sarò uno di questi. Eppure, non posso non rendermi conto che le forme della comunicazione sono sempre lo specchio dei tempi e che ci stiamo preparando a tempi nuovi che richiedono abitudini e strumenti comunicativi innovativi.

D’altro canto, già oggi nelle nostre organizzazioni scriviamo molto più di quanto non serva effettivamente. Molte mail servono solo a “pararsi” da eventuali future contestazioni più che a comunicare davvero. E un po’ più di rapporto diretto farebbe sicuramente bene ai rapporti tra le persone. È finito quel tempo, come diceva Oscar Wilde, quando “ho passato la mattina per mettere una virgola, e il pomeriggio l’ho tolta.”