Parole in libertà

Questa notte ho fatto un sogno. 

Che mi venga un coupé! 

Ero già tutto “Subaru” e stavo riprendendo “Fiat” quando, al bordo della strada, vedo un gran pezzo di “Toyota”. 

Ehi! Facciamo cabriolet? Ho già la “Lancia” pronta! 

Me la “Daimler”? 

Ma dove vuoi andare che ce l’hai “Mini minor”! Mi risponde. 

Prima “Opel” il portafoglio poi facciamo “Cadillac”. 

Tu vuoi troppo, non sono “Nissan” matto, brutta “Bugatti”, ti spacco il “BMW”! 

Ma guarda cosa mi devo “Mitshubishi” per questa cretina che non capisce una “Mazda”!

Vado a bermi un succo di “Citroen” per tirarmi un po’ “Suv”. 

La prossima “Volvo” mi faccio un “Transit”! Sarà un’emozione più “Ford”! Così me ne “Hyundai” con un diavolo per “Chevrolet” e la “Skoda” tra le gambe. Che giornata del “Crysler”! 

Meno male che domani è “Saab”! 

Solo un piccolo innocente gioco, ovviamente. Ma le parole in realtà sono tutto. “Le parole sono pietre”, titolava un bellissimo volume di Carlo Levi. Nel senso che le parole devono avere un loro peso, una loro gravità, una loro forza ed efficacia, devono avere una corrispondenza biunivoca con la realtà, con dei concetti e delle cose.

Oggi invece si fa un uso molto diverso delle parole. La campagna elettorale appena terminata ne è stato un esempio illuminante. Ma non gettiamo le pietre solo in quel senso. La rete è un altro, pessimo esempio. In molte chat si perde il peso e i significati che si danno alle parole utilizzate. È un effetto contagioso che comincia a valere anche nelle nostre imprese. Si fa sempre più un uso strumentale del linguaggio. 

Sempre più le parole vengono usate con leggerezza, sfruttandone tutte le valenze semantiche, per cui vengono gettate verso gli ascoltatori, si scruta il loro effetto, subito pronti a cogliere la possibilità di modificarne il valore ed il senso, per dirottare altrove il discorso. In questi casi dietro alle parole non c’è un pensiero, un’opinione sicura da perseguire, un’idea da realizzare, ma c’è solo l’attenzione all’effetto, il miraggio di raggiungere dei risultati a proprio vantaggio, attraverso il tentativo di provare ed eventualmente modificare o addirittura smentire in caso che si veda che il discorso non va verso dove si vorrebbe, adducendo sovente la scusa di essere stati fraintesi. 

Se invece la parola è una “pietra”, se ha un suo intrinseco valore, appena pronunciata acquista tutto il suo peso, tutta la sua efficacia e vive nell’operatività. Come una pietra, infatti, una parola può colpire e lasciare il segno, sia in senso positivo che negativo, se dietro ad essa c’è un pensiero, un’idea. Ma dietro la parola ci dev’essere un uomo degno di tal nome, una volontà di esprimere qualcosa e non solo di colpire o di prendere spazio e visibilità.

Se invece le parole sono sempre più finalizzate solo a sé stesse, alimentiamo un senso di vacuità ed incertezza che non fa bene, che è esattamente il contrario di ciò che ci serve ora. Le parole allora hanno l’effetto solo di prender in giro, di agguantare il potere. Non si sa esattamente cosa si dice, si sa solamente che non si farà ciò che si dice, il vero esercizio riguarda l’acquisto del potere, inteso non come possibilità di far accadere le cose ma come semplice occupazione di suolo pubblico. Lo si è visto purtroppo in questa campagna elettorale, a prescindere dalle singole personali opinioni. Lo si vede continuamente navigando in rete. 

La rete garantisce libertà di palcoscenico ai cretini: le parole a vanvera sono il loro strumento contundente. Ma anche nelle imprese ormai le parole a vanvera si sprecano. Gli anni di crisi hanno determinato in molti casi un senso d’instabilità ed un timore diffuso, un clima teso, un aumento dei carichi di lavoro, la volontà di non prendersi mai delle responsabilità. Le parole hanno assunto così assunto unicamente una funzione difensiva. Ti informo anche se non c’entri nulla così posso un domani dire che non è solo colpa mia, che anche tu sapevi. Uso le parole più ambigue che posso così da poterne cambiare il significato a seconda della reazione che mi sembra di percepire, e via così. Intanto parliamo di integrità, trasparenza, coerenza. 

Le parole sono pietre, non da lanciare ma su cui costruire case, imprese, vite. Facciamone buon uso.