L’arte di tacere

Un convento di frati domenicani ed un convento di frati francescani erano da anni in lite per il possesso di una bellissima chiesetta medioevale che sorgeva sulla linea di confine tra i due conventi. 

Essendo ormai prossimi al Natale e per porre fine all’annosa questione, i due padri priori decisero che la chiesetta sarebbe stata definitivamente destinata al convento che avesse vinto una disputa teologica appositamente organizzata. 

Trattandosi di domenicani colti e francescani semplici, si decise che la disputa sarebbe avvenuta a gesti per mettere i due contendenti su un piano di parità. 

Iniziò il frate domenicano che alzò un dito. Per tutta risposta il frate francescano alzò due dita. Con calma rispose il domenicano alzando tre dita. A quel punto il francescano riunì tutte le dita a mo’ di pigna ed agitò la mano sù e giù. 

Cavallerescamente il dotto frate domenicano si dichiarò sconfitto e la chiesetta fu affidata ai francescani. 

La sera, durante la cena, nel refettorio dei domenicani e in quello dei francescani aleggiava un’unica curiosità: il significato della disputa. 

Il domenicano, sollecitato bonariamente dal padre priore, dichiarò:” Alzando un dito intendevo dichiarare l’unicità di Dio. Rispondendomi con due dita alzate il frate francescano mi ha ricordato che tale unicità si è comunque manifestata in duplice natura, umana e divina, come il Natale ci ricorda. Al che io ho risposto richiamando la trinità e ho quindi mostrato le tre dita. Ma il francescano mi ha battuto riunendo tutte le dita in cima alla mano e ricordandomi che si tratta comunque di un’unica essenza”. 

Il francescano, sollecitato a sua volta dalla curiosità dei suoi fratelli, disse: “Il domenicano ha cominciato per primo a minacciarmi puntandomi un dito per farmi capire che voleva accecarmi un occhio. Io non mi sono lasciato intimorire e gli ho risposto che glieli avrei accecati tutti e due. Allora lui mi ha risposto, nella foga di vincere, che me ne avrebbe accecati tre. A quel punto gli ho chiesto se era uscito di mente e lui, arrendendosi, lo ha ammesso!”. 
La nostra società sta diventando una babele di linguaggi la cui codifica è sempre più difficile. 
L’influenza dei media e la necessità di motivare, convincere, spiegare è contemporaneamente così forte che da alcuni anni si assiste ad una crescente attenzione da parte dei vertici aziendali ad affinare le proprie capacità espositive e di relazione con i più vari tipi di interlocutori. Talvolta, però, nella foga di apparire, ci si dimentica di dare il giusto peso alle cose: tra queste ci piace ricordare l’arte del silenzio e della discrezione. 

Questo non da oggi: nel 1771 l’abate Toussaint Dinouart pubblicò a Parigi L’art de se taire, L’arte di tacere, da cui abbiamo estratto alcuni punti che ci sembrano attualissimi e forieri di riflessioni per la vita aziendale come per quella di tutti i giorni. 

Scrive l’abate Dinourt: 

“Principi necessari per tacere: 

  1. È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. 

  2. Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare.

  3. Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.
  4. Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere è segno di leggerezza e di scarsa discrezione.

  5. In generale è comunque meno rischioso tacere che parlare.

  6. Mai l’uomo è padrone di sè come quando tace.

  7. Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a sé stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi.

  8. Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo.

  9. Talvolta il silenzio del saggio val più del ragionamento del filosofo.

  10. Il silenzio può talvolta far le veci della sapienza per l’ignorante.

  11. È proprio dell’uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese.

  12. Desiderare fortemente di dire una cosa è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.

  13. Il silenzio è necessario in molte occasioni, la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai camuffarlo. Vi è un modo per restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna.” 

Credo non ci sia altro da aggiungere… 

Paolo Iacci
Paolo IacciPresidente