Il socio

Il figlio adolescente chiede al padre: “Cos’è l’etica?” “Te lo spiegherò con un esempio. Qualche tempo fa un nostro vecchio ed affezionato cliente viene in negozio.
Acquista una piccola cosa, si sbaglia e mi paga con un biglietto da 100 euro, pensando che fossero dieci.
Anch’io sono soprappensiero ed ho la sua stessa impressione.
Così, certo di far bene, gli rendo il resto di 10 euro.
Solo più tardi, rifacendo i conti della mattinata, mi rendo conto dell’errore e del fatto che ho 90 euro più del dovuto.
Orbene, figliolo, l’etica sta tutta in questa domanda: devo dirlo al mio socio, oppure no?!” 

In questo periodo sentiamo nella società civile un gran parlare di etica ed onestà. Quando però dai discorsi generali si scende nel soggettivo e a qualcuno è capitato di parlare nelle nostre imprese con chi ha condotto azioni non corrette in molti casi non ha trovato alcuna traccia di rimorsi o sensi di colpa. Vi sono meccanismi socio-cognitivi che permettono di restare in pace con la propria coscienza anche quando si pongono in atto condotte che palesemente ne tradiscono i principi. Sono meccanismi d’elaborazione della propria esperienza che rendono possibile una sorta di divorzio tra giudizio morale e condotta. Tale separazione fa sì che si accettino azioni disdicevoli senza che ad esse si associno sentimenti di colpa o vergogna. La scissione tra pensiero ed azione morale non è dovuta a difetto di principio o ad una cattiva educazione, ma a modi di pensare condivisi e socialmente incoraggiati. 

Albert Bandura ha individuato otto diversi meccanismi di “disimpegno morale”: 

  1. Giustificazione morale: il soggetto, per scaricarsi la coscienza trova una motivazione superiore. Se non avesse operato in maniera scorretta, i danni sarebbero stati ancor più gravi e quindi, automaticamente, avendo lui scelto il male minore, non è criticabile. Pensate ad un direttore amministrativo che, in seguito ad un crack aziendale, nella stanza di un pubblico ministero, con leggero accento emiliano, dica: “in fondo, un dirigente non è condannabile se gonfia le voci di un bilancio per evitare il fallimento della propria impresa!”  
  2. Etichettamento eufemistico: trovando nomi diversi per la stessa cosa, questa sembra meno grave. È un po’come chiamare un cieco “non vedente”. Un raider finanziario di buone letture e di cattiva coscienza, potrebbe più o meno dire così: “L’inganno nelle transazioni economiche è solo un travisamento strategico”. 
  3. Confronto vantaggioso: il male fatto è assai meno significativo di quello perpetrato da altri assai più importanti. “Non si può condannare chi trucca i bilanci, vista la condotta assai più riprovevole degli organi di controllo”. 
  4. Diffusione della responsabilità: Il singolo sa di essere in torto, ma trova rifugio nell’anonimato simbolico della folla e di tutti quelli che compiono la stessa manchevolezza o altre di ancora maggiore portata. “Non ha senso biasimare il singolo che elude una norma, quando tutti gli altri fanno lo stesso”. 
  5. Distorsione delle conseguenze: ogni azione scorretta porta a delle conseguenze indesiderate o che possono danneggiare dei terzi. Con questo meccanismo le persone si scaricano la coscienza minimizzando o, ancor meglio, negando ogni conseguenza indesiderata. 
  6. Attribuzione di colpa: il colpevole è l’ingannato e non il truffatore. Lui doveva mettere in atto tutto le necessarie misure per prevenire la truffa od ogni altra azione illecita. Non il soggetto ha colpa, ma la sua vittima. “Se i clienti sono poco attenti ai loro interessi, è colpa loro se poi qualcuno se ne approfitta e li raggira anche con trucchi banali”. 
  7. Deumanizzazione della vittima: se l’ingannato diventa colpevole a sua volta, e comunque perde d’identità, allora anche dimenticare il peso dell’eventuale colpa sarà assai più facile ed ogni azione che l’ha danneggiato implicitamente meno grave. “Vi sono persone che per essere costrette a lavorare dovrebbero essere trattate come bestie da soma. E poi si vuole pure che si paghi loro contributi ed indennità?!” 
  8. Dislocazione della responsabilità: permette alle persone di commettere azioni che solitamente ripudiano poiché non si sentono direttamente responsabili del loro operato. “Non sono io che non ho pagato le tasse. È stato il mio commercialista che mi ha spinto. Io gli delego tutto!”  

Come disse Oscar Wilde: “Riesco a resistere a tutto, fuorché alle tentazioni”. 

Paolo Iacci
Paolo IacciPresidente