Tribunale Europeo Unificato dei brevetti
Archivio, Management|9 Ottobre 2020|

Tribunale Europeo Unificato dei Brevetti: stavolta Milano vincerà? Quali gli effetti sulla Global Mobility

La velocità caratterizza più o meno tutti i business, ormai da anni. La pandemia non ha in tal senso alterato questo aspetto, anzi, molti studi organizzativi stanno dimostrando che le giornate lavorative in smart working realizzano indici di produttività più alti: “se hai in programma 5 meeting per il prossimo mercoledì” (ripartiti in altrettante video-teams) è probabile che non ci saranno tempi morti e piuttosto, che le agende saranno quasi del tutto rispettate, tutti (più o meno) saranno puntuali. Quando si corre da un corridoio all’altro in azienda, spesso, ritardi e imprevisti sono in effetti maggiori. Tralasciando per ora questo aspetto di relazione tra velocità e organizzazione, è proprio sul tema della velocità in generale che vorrei soffermarmi. In costanza di pandemia il business ha comunque continuato a muoversi con grande velocità, sia in senso positivo che negativo: accelerazione delle crisi tra marzo e giugno da un lato, primi segnali di rimbalzo ad agosto (in settori specifici) dall’altro. Che fine hanno fatto in questo contesto i principali driver di profilo macro – economico che avevano caratterizzato molti dei dibattiti pre-covid? Si sono arenati, hanno rallentato o hanno continuato a muoversi? Della Brexit, ad esempio, non parla più nessuno o quasi, ma durante e nel “corrente mentre“ della Pandemia la Brexit si è fermata (?) Chiaramente no, nè è stata rimandata, se n’è parlato semplicemente di meno. Se i media riducono la comunicazione su un dato tema, non significa che lo stesso non stia in ogni caso producendo movimenti e/o effetti. E magari tali effetti si manifesteranno  con velocità. Nel corso del 2019 uno dei dibattiti generati da Brexit è stato quello relativo alla futura sede del Tribunale Europeo Unificato dei brevetti, posto l’inevitabile distacco da una delle tre sedi storiche (Londra, Parigi Monaco). Il riferimento è, chiaramente, a Londra. Il Tribunale Europeo Unificato dei Brevetti è una Corte unica per i brevetti europei convenzionali e per i nuovi brevetti europei con effetto unitario, i cosiddetti, per l’appunto, brevetti unitari. Le decisioni intraprese dalla corte che fa riferimento a questo tribunale sono automaticamente valide sul territorio di tutti gli stati aderenti alla UE. L’Italia è stata nel 2018-19 il quarto paese UE per numero di brevetti depositati. Il dibattito sulla nuova sede di questo Tribunale ricorda molto il “concorso per la sede dell’EMA” (Agenzia Europea per il farmaco) che vide Amsterdam prevalere su Milano, tra non poche polemiche. In effetti Milano ( e l’Italia tutta), persero in quell’occasione una grande chance. Il tema in discussione in queste settimane non ha una portata tanto enorme ma potrebbe essere una piccola rivincita. Per il nostro Paese sembrerebbero infatti esserci possibilità reali e concrete di destinare a Milano una delle tre sedi del Tribunale unificato per i brevetti Ue, posto il consolidamento di Parigi e Monaco. È quanto si apprende a Bruxelles da fonti vicine al dossier, che evidenziano come Milano – la cui candidatura è stata ufficializzata il 4 settembre scorso dal Consiglio dei Ministri – abbia tutte le carte in regola, compreso un numero di brevetti di tutto rispetto. Un Tribunale Europeo Unificato dei brevetti basato a Milano implicherebbe un probabile spostamento di know how, non indifferente, nel nostro Paese. Società di consulenza specializzate in ricerca e sviluppo, società di servizi trasversali a più settori, avrebbero un rilevante interesse a operare nei pressi di un’istituzione di questo tipo: è sufficiente andare a verificare come e in che misura questo genere di fenomeno si è manifestato in UK nel corso degli ultimi 30 anni; così molti dei temi trattati da “chi fa Global Mobility” potrebbero tornare a riscuotere interesse. La leva fiscale offerta dal Decreto Impatriati 2015, potenziata dal Decreto Crescita, consente di osservare il nostro Paese da una diversa prospettiva: i manager, i professionisti e gli specialisti che operano all’estero presso società di ricerca e sviluppo potrebbero essere oggetto di trasferimento in Italia, individuando nel nostro Paese (e in Milano in particolare) un’opzione non solo interessante sul piano professionale ma anche – e forse soprattutto – su quello fiscale. Gli effetti del Decreto Crescita sono diventati molto familiari per molti HR che seguono da vicino il tema della mobilità internazionale del lavoro. Il decreto Crescita ha infatti da un lato ridotto, con effetto dal 1° gennaio 2020  al 30%, dal precedente 50%, la quota di reddito soggetta a tassazione, portando quindi la detassazione del reddito di lavoro al 70%, e dall’altro ampliato la platea dei possibili fruitori dell’agevolazione grazie all’eliminazione delle condizioni dell’elevata qualificazione o dell’assunzione di ruoli direttivi, circostanze in origine vincolanti e previste dal comma 1 dell’articolo 16 del decreto legislativo 147/2015 nella versione antecedente la pubblicazione del decreto Crescita. Le agevolazioni possono pertanto riguardare, potenzialmente, una larghissima quota delle persone fisiche non residenti (italiane e straniere) che arrivano in Italia per motivi di lavoro e si fermeranno nel nostro paese per almeno due anni.

Un’agenda a supporto di un’operazione strategica come quella legata alla prossima sede del Tribunale Europeo Unificato dei brevetti dovrebbe e potrebbe avere anche questa “freccia nella faretra”:  se è vero come è vero che l’Italia è certamente stata tra i Paesi maggiormente colpiti dal Covid-19, la sostituzione di Londra con Milano, a valle della Brexit, si presenta come una delle prime opportunità da cui far muovere la nostra strategia di rilancio. Il talento internazionale potrà essere ancora una volta uno dei fattori critici di successo.

Andrea Benigni
Andrea BenigniPartner - Amministratore Delegato ECA Italia

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