One Belt One Road
Management|3 Ottobre 2019|

One belt, one road: un percorso di seta tra Oriente e Occidente

One belt, one road: un percorso di seta tra Oriente e Occidente

Lavinia Aiosa – Junior Consultant ECA Italia

[La Cina si conferma tra le principali mete di espatrio per i lavoratori italiani. Dalla Belt and Road Initiative al Decreto Crescita, quali opportunità per aziende e lavoratori italiani? ECA Italia ha contribuito anche quest’anno all’elaborazione del X Rapporto Annuale CeSIF “Cina 2019: scenari e prospettive per le imprese”] Nata più di 2000 anni fa al fine di aprire una rotta commerciale via terra verso l’Asia Centrale e l’Europa, la Via della Seta ha avuto un impatto storico significativo, non solo limitatamente allo scambio di merci. Per secoli infatti, questo cammino lungo circa 7.000 kilometri ha dato impulso a un flusso costante di conoscenze, tecnologie, filosofie, popolazioni ed eserciti, rivoluzionando il corso della storia del mondo.

A distanza di quasi 700 anni dal suo declino, il governo cinese sta investendo in un ambizioso piano infrastrutturale, marittimo e terrestre per ridare vita alla via commerciale che affascinò Marco Polo, con l’obiettivo di dare un nuovo slancio ai rapporti internazionali.

Rapporto annuale CeSIF 2019: “Cina 2019, scenari e prospettive per le imprese”

Il progetto “One Belt, One Road”, noto anche come “Belt and Road Initiative” o “Nuova via della Seta”, rivisita in chiave moderna i collegamenti tra Asia ed Europa, attraversando anche parte dell’Africa Orientale. Il piano prevede infatti l’apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo, sulla falsariga delle antiche Vie della Seta: uno terrestre (Silk Road Economic Belt) e uno marittimo (Maritime Silk Road).

La BRI, annunciata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, punta a dare alla Cina moderna un ruolo di maggiore centralità, raccogliendo intorno sé il sostegno economico e politico internazionale al fine di rinforzare la cooperazione tra i Paesi dell’Eurasia, sottolineando il carattere multilaterale e “win-win” del progetto.

La Cina, nel triennio 2014/2017, ha già investito 70 miliardi di dollari in piani per la generazione elettrica e la costruzione di ferrovie, porti, strade e parchi industriali. L’iniziativa, che prevede ingenti investimenti fino al 2022, rappresenta un’opportunità anche per le aziende italiane.

In questo scenario, l’Italia rappresenta infatti un punto focale, in particolare per la sua ben nota strategicità geografica. Il memorandum tra Italia e Cina, firmato il 23 marzo scorso, ha conferito ufficialità alla collaborazione dell’Italia al piano di sviluppo cinese, prevedendo il coinvolgimento delle principali città portuali italiane, da sempre approdi strategici.

La Belt and Road Initiative rappresenta un’opportunità di grande interesse per le aziende italiane, che probabilmente vedranno incrementare il numero di lavoratori in mobilità tra Italia e Cina in entrambe le direzioni. Già i dati raccolti dall’Osservatorio ECA Italia nel 2018, attraverso l’indagine “Espatriati italiani e stranieri in Italia: politiche e prassi gestionali”, non lasciano spazio a dubbi: la Cina rappresenta ad oggi il primo Paese asiatico di destinazione per i lavoratori italiani assegnati all’estero.

Italiani all’estero: Paesi di destinazione

Il dato conferma la strategicità e l’attrattività del mercato cinese: la considerevole crescita economica e la competitività del mercato locale sono senza alcun dubbio i fattori incentivanti che trainano questo significativo incremento del flusso di expats: per gli espatriati italiani un aspetto estremamente interessante è quello previdenziale.

La legislazione italiana infatti protegge il lavoratore italiano espatriato attraverso una legge del 1987, la n. 398, che garantisce la continuità contributiva in Italia anche in caso di assunzione diretta in Cina, mediante un agente previdenziale che agisca in nome e per conto della società cinese (peraltro con riduzione di 10 punti percentuali sull’aliquota carico azienda). Con un modello di business come quello della localizzazione in Cina e attivazione della Rappresentanza Previdenziale si coniugano infatti esigenze sia organizzative (coprire una posizione vacante in Cina) che gestionali (offrire al candidato un pacchetto retributivo attrattivo e la garanzia della continuità contributiva italiana).

Sulla direttrice opposta, i dati raccolti dall’Osservatorio evidenziano un altro fenomeno estremamente interessante: nell’area Far-East, la Cina è tra i Paesi che generano maggior afflusso di risorse verso l’Italia.

 

Stranieri in Italia: Paesi di provenienza

I recenti interventi legislativi, sia in materia fiscale che di politiche di immigration in favore dell’attrazione di talenti in Italia, hanno contribuito positivamente all’incremento del numero di risorse provenienti da Paesi esteri. Nel 2012, è stato infatti pubblicato il D.lgs. 108, che dà attuazione alla direttiva 2009/50/CE “sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi che intendono svolgere lavori altamente qualificati”. L’introduzione della cd. “Blue Card” ha ampliato considerevolmente il bacino di ingressi fuori dalle quote, consentendo ai lavoratori extra-comunitari altamente qualificati di essere assunti in qualsiasi momento dell’anno indipendentemente dalle quote previste dal “decreto flussi”; un’agevolazione significativa per le aziende che vogliono sviluppare il proprio organico anche attraverso risorse internazionali.

Inoltre, il 28 giugno 2019, attraverso la conversione in legge (L. 58/2019) del cd. Decreto Crescita (D.L. 34/2019) è stata modificata (e potenziata) in Italia un’interessante agevolazione fiscale – precedentemente nota come “regime speciale per lavoratori impatriati” e adesso rinominata “rientro dei cervelli” – allo scopo di attrarre in Italia lavoratori che favoriscano lo sviluppo economico, culturale e tecnologico del Paese.

Tale agevolazione, a partire dal 2020, prevede una detassazione del 70% (e, in alcuni casi, fino al 90%) del reddito di lavoro imponibile per 5 anni – purché siano soddisfatti determinati requisiti. Una simile misura rende a tutti gli effetti l’Italia il Paese fiscalmente più attrattivo per lavoratori che trasferiscono la propria residenza fiscale dall’estero.

Nel frattempo, anche l’industria turistica italiana sta traendo profitto dalla BRI, che ha acceso l’interesse dei turisti cinesi verso le nostre città, agevolati anche dall’aumento del numero dei collegamenti aerei tra Roma e la Cina.

D’altro canto, un’operazione di tale rilievo non è certo priva di ostacoli da superare, primo tra tutti l’adeguamento dell’impianto normativo cinese a quanto previsto dai sistemi occidentali. Inoltre, il piano non gode certamente dell’endorsment statunitense, circostanza che crea inevitabili tensioni politiche ed economiche tra le due grandi potenze.

Ciò che è sempre più tangibile è che il progetto di riportare agli antichi fasti la rotta commerciale più celebre della storia sembra destinato a rivoluzionare ancora una volta gli equilibri commerciali, spostando il baricentro economico un po’ più a Est.

Lavinia Aiosa
Lavinia AiosaGlobal Mobility and EU posting manager

Lascia un commento