spunti di vista|1 Luglio 2025|

L’ascensore (sociale) riparte all’estero: l’Italia che emigra e si espande

Una volta si diceva che bastava studiare, fare sacrifici e magari conoscere la persona giusta per salire nella scala sociale. Oggi, invece, è meglio prenotare un volo per Francoforte. In un’Italia dove l’ascensore sociale è fermo tra il piano terra e la rassegnazione da almeno trent’anni, la soluzione più a portata di mano sembra essere quella dell’emigrazione. L’estero, insomma, è diventato l’open space delle opportunità. E noi italiani? Sempre più con la valigia in mano e il curriculum in inglese. Dal 2006 a oggi, la popolazione italiana residente all’estero è praticamente raddoppiata: +97,5%.  Sono oltre 6,1 milioni i connazionali iscritti all’AIRE, l’anagrafe degli italiani all’estero. Solo negli ultimi dieci anni, più di 1,1 milioni di italiani sono ufficialmente espatriati. E non sono solo cervelli in fuga. Sono anche braccia, cuori, famiglie intere. A partire sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (471mila), seguiti da adulti e famiglie con bambini. E poi ci sono i 30mila over 65, che probabilmente hanno capito che la pensione con vista sul lago di Lugano rende più felici che vista mare.

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2024 della Fondazione Migrantes, nel solo 2023 si è registrato un aumento del 10% delle partenze per motivi professionali. Una crescita che conferma quanto l’estero sia visto non più come una scelta estrema, ma come un passaggio naturale in carriere sempre più internazionali. Tra le destinazioni preferite, la Germania si distingue per solidità economica e forte domanda di manodopera qualificata. Il Regno Unito, nonostante le trasformazioni legate alla Brexit, resta attrattivo in ambito finanziario, tecnologico e creativo. La Svizzera unisce vicinanza e alta qualità del lavoro, in particolare per i settori medico, ingegneristico e scientifico.

Le motivazioni? Molteplici e coerenti con i trend globali. In primo luogo, la ricerca di opportunità professionali in mercati più dinamici e internazionalizzati. In Paesi come Germania, Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti, molti italiani trovano ambienti in grado di valorizzare le proprie competenze con stipendi competitivi, percorsi di carriera strutturati e un forte investimento in innovazione. In secondo luogo, la mobilità è spesso legata al mondo della ricerca, della formazione e delle professioni ad alta specializzazione. Università e centri internazionali offrono possibilità di sviluppo che permettono a studenti, ricercatori e professionisti di crescere e, talvolta, di ritornare in Italia con un capitale di esperienza prezioso.

Il fenomeno non deve essere letto semplicemente come una perdita, ma come parte di un’evoluzione naturale di un Paese che forma talenti in grado di competere in un contesto globale. In un mondo sempre più connesso, la mobilità internazionale può trasformarsi in un vantaggio strategico anche per il sistema Italia. I cittadini che vivono e lavorano all’estero rappresentano infatti una rete estesa di competenze, relazioni e capitali che può favorire investimenti, scambi, collaborazioni e, in molti casi, anche rientri qualificati. Dunque, la crescente mobilità lavorativa degli italiani non è un segnale di crisi, ma semmai un indicatore di vitalità e apertura. L’Italia non perde, si espande. E in un’economia fondata sulla conoscenza e sull’innovazione, questa espansione può tradursi in valore: per chi parte, per chi resta e per il sistema nel suo complesso. Con una certezza: l’ascensore, fuori dall’Italia, continua a salire. E non si ferma tra due piani.

Andrea Ropa
Andrea RopaGiornalista professionista, vicecapo redattore redattore economia presso QN Quotidiano Nazionale (Il Giorno, Il Resto Del Carlino, La Nazione). Collabora in qualità di professore a contratto per il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna dal 2006. Gli interessi di ricerca sono rivolti in particolare al giornalismo, sia dal punto di vista storico, sia come forma di comunicazione nelle sue attuali e diverse sfaccettature, sia per quanto riguarda le possibili evoluzioni future.

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