Flat tax Europa
Management|20 Marzo 2018|

Flat tax in Europa, l’analisi di Andrea Benigni ad di ECA Italia

L’ad di ECA Italia Andrea Benigni analizza la Flat tax in Europa. Tentativo di un’analisi sganciata da posizioni di parte e obiettivi politici.

Lavorare per le aziende è una sfida che esalta il consulente.

La Direzione di Funzione di un’azienda X ha bisogno di affrontare un challenge, un problema, e chiede aiuto a quella particolare organizzazione di professionisti e consulenti.

La società di consulenza diventa uno strumento a supporto del raggiungimento di un dato obiettivo.

E’ quello che capita da 24 anni ad ECA Italia.

La Direzione Risorse Umane di un’azienda internazionale ci contatta per comprendere come ottimizzare la gestione di un Manager o un Tecnico o uno Specialista da inviare all’estero, comprendere come gestirlo, come organizzare il suo pacchetto retributivo, come ottimizzare il suo planning fiscale transnazionale.

In tutti questi anni ci è capitato di gestire espatri ovunque nel mondo, tra gli altri paesi in Russia, Ungheria, Romania, ma anche Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca. Tutti questi paesi hanno un fattore comune: la tassazione del reddito delle persone fisiche opera attraverso la Flat Tax.

E’ stato molto interessante il profilo mediatico vissuto dal nostro paese in questo primo bimestre 2018: un tema complicato, di non semplice analisi e spesso oggetto di dibattito tra professionisti, che diventa improvvisamente un argomento di incredibile attualità, attraverso la produzione di “post in quantità industriale su Facebook” e ancora talk show che dissertano su vantaggi o svantaggi di questo sistema piuttosto che riviste patinate che toccano il “topics” con Barbara D’Urso o Massimo Giletti che si interrogano se questo approccio possa portare benefici alla nostra economia.

E poi blog di ogni estrazione politica, attori, cantanti… e soprattutto il nostro vicino di casa, il nostro collega, forse più in generale chi vive una vita normale, che è poi il terminale delle decisioni di politica economica di un paese.

In effetti da molti anni la nostra Area Tecnica gestisce focus ed analisi sulla Flat Tax.

L’obiettivo di questo nostro approfondimento vuole profilare un’analisi la più centrata possibile: i megafoni della campagna elettorale sono spenti e questo potrebbe essere il momento adatto per concentrarsi su un aspetto tecnico e pratico.

Nella sostanza il momento giusto per passare dalla lettura del titolo dell’articolo all’approfondimento dello stesso: i post su Facebook, Twitter, Linkedin sono una practice ormai coordinata con il  nostro modo di vivere, potrebbe peraltro essere anche interessante… leggere il contenuto sottostante al post… chiaramente se c’è!

E’ la proposta che profila questo nostro intervento

FLAT TAX: COSA E’

In estrema ratio: tassazione in modalità proporzionale sul reddito prodotto, con applicazione di un’unica aliquota, uguale per tutti, in luogo di un sistema progressivo.

La Flat tax è in vigore in oltre 20 paesi al mondo, peraltro sono effettivamente molteplici le sfumature, a conferma che ogni Stato declina poi il concetto generale secondo metodi ed approcci propri.

In generale in nessun paese si applica la Flat Tax pura secondo la logica riconducibile a quella proposta dai suoi ideatori originari, ossia gli economisti americani Robert E. Hall e Alvin Rabushka, nel 1983.

FLAT TAX: SOSTENITORI ED AVVERSARI

Il driver che porta al sostenimento di questa soluzione ha diversi fattori comuni a livello internazionale: benefici sull’evasione fiscale, motore per gli investimenti e quindi una leva che crea occupazionE.

I detrattori puntano il dito su un aspetto ed uno in particolare: la FLAT Tax è, a loro dire, iniqua, penalizza la redistribuzione dei redditi, favorisce middle&upper class ed aumenta le disparità.

Negli ultimi 15 anni sono stati molti i momenti di approfondimento e focus sul tema, con interventi autorevoli di OCSE, BCE, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale; lo strumento è stato a più riprese oggetto di valutazione ed analisi, una larga parte delle conclusioni raggiunte evidenzia che la relazione tra FLAT Tax e sviluppo investimenti piuttosto che contrazione dell’evasione fiscale è di difficile intercettazione.

C’è una totale convergenza sul tema della “maggiore semplicità” nel conseguimento della “compliance fiscale” con beneficio sul piano burocratico e dei controlli, senza però che si possa creare un coerente meccanismo di relazione tra il sistema proposto e il relativo riflesso sul gettito.

E’ in generale questa la sintesi estrema delle posizioni autorevoli sopra richiamate: ci teniamo in questa sede a sottolineare che le medesime sono facilmente tracciabili e che a questo livello il sommario riportato è puramente compilativo, ognuno lo potrà valutare dalla latitudine che preferisce.

FLAT TAX: EXCURSUS EUROPEO

I primi ad introdurla (metà degli anni ’90) sono stati tre paesi dell’Est Europa: Estonia (24%), Lettonia (25%), Lituania (33%).

A seguire la Russia (13%) nel 2001 e due anni più tardi l’Ucraina (13% passato al 15% nel 2007).

Nel 2004 la flat tax è arrivata in Slovacchia (19%) incassando un +10% per la crescita economica e riuscendo a diminuire drasticamente la disoccupazione (dal 20% al 10%); il debito pubblico era passato dal 50% al 21% del PIL nel 2008.

La Slovacchia ha poi abolito la flat tax nel 2013.

Negli anni seguenti hanno scelto la flat tax la Romania (2005, al 16%), la Macedonia (2007, al 12%), l’Albania (nel 2008 al 10%) e la Bulgaria (nel 2008 al 10%).

Cercando di analizzare la sostenibilità della flat tax aiuta lo studio della Repubblica Ceca dove è al 23%.

La soglia minima di reddito alla quale la flat tax diventa vantaggiosa – come studiato in questo Paese – è di 55mila corone ceche lorde al mese (circa 2200 euro),  soglia sotto la quale la flat tax porterebbe svantaggi.

Dunque una misura che, se non supportata da specifiche detrazioni fiscali o da una no tax area, rischia di essere penalizzante per le fasce di reddito più basse che pagherebbero di più rispetto ad un sistema progressivo. Lo sanno bene i pensionati e il 95% dei lavoratori (con reddito inferiore alle 30mila corone lorde) che in Repubblica Ceca hanno pagato il prezzo più salato di questa misura fiscale

FLAT TAX: BENCHMARK EUROPEO

Andiamo quindi a completare la nostra analisi attraverso “una virtuale passaggiata” tra i redditi di lavoro dipendente di redditi russi, ungheresi, rumeni, ucraini, bulgari, estoni.

Lo faremo per fasce di reddito realistiche, coordinate con i mercati salariali di quei paesi.

Segnaliamo che il sistema di flat tax applicato secondo le regole di ogni paese tiene conto delle relative detrazioni previste da ogni singolo paese e del preventivo abbattimento dei contributi a carico dipendente dal salario lordo preso come benchmark

BREVI CONCLUSIONI

Nelle premesse e nello sviluppo dell’analisi abbiamo a più riprese richiamato il nostro intento di divulgare un’informazione su un tema critico, profilarla secondo un’analisi meramente tecnica che sfugge e vuole fortemente sfuggire ad un posizionamento politico dell’approfondimento.

La fluidità dell’argomento nel nostro paese è molto alta, ancora non è in effetti chiaro come questa eventuale misura possa, se del caso, essere presa; come tutte le novità, specialmente quando sono grandi, rileva comprendere come lo stesso fenomeno si sia sviluppato fuori dal nostro perimetro di azione o, per meglio dire, fuori dal nostro contesto di riferimento.

Nel nostro ruolo di consulenti per la gestione delle Risorse Umane Internazionali valutiamo come primario il contributo divulgativo e di diffusione culturale un reale fattore critico di successo del nostro lavoro.

Questo l’obiettivo che ha guidato la breve dissertazione sulla FLAT TAX

Andrea Benigni
Andrea BenigniPartner - Amministratore Delegato ECA Italia

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