Tax|4 Giugno 2020|

Distacco in Brasile: Guida alla Mobilità dei Lavoratori

Il distacco in Brasile è diventato un fenomeno sempre più frequente nella mobilità internazionale di lavoratori. Tuttavia, il distacco in Brasile può presentare sorprese e sfide, da complicazioni gestionali a tasse inaspettate. In questo articolo, esploreremo i dettagli essenziali per un’esperienza senza problemi, includendo un’analisi delle leggi fiscali e dei permessi di lavoro specifici al contesto brasiliano

È il momento di pianificare un nuovo distacco in Brasile? Ottima idea: in effetti si tratta di una meta che soprattutto negli ultimi anni è stata sempre più interessata da fenomeni di mobilità internazionale di lavoratori e ormai tantissime società possono vantare un’esperienza in merito.

Tuttavia, per poterlo fare senza sgradite sorprese è necessario prestare notevole attenzione a tutti gli adempimenti da porre in essere sia lato Italia che lato Brasile, tenendo conto della particolarità di questo Paese e delle relative complicazioni gestionali (qualcuno di voi si sarà già scontrato con difficoltà nella gestione fisco-previdenziale e/o determinate dal vincolo contrattuale ai fini dell’ottenimento del permesso di lavoro).

Però, attenzione, perché gli elementi di cui tener conto non finiscono qui: un altro nemico insidioso potrebbe nascondersi nelle cosiddette “remittance fees” che corrono il rischio di aumentare esponenzialmente il costo dell’assignment fino ad ora stimato, se non nel quadro di una gestione corretta.

In sintesi, in caso di distacco, ad esempio, dall’Italia e riaddebito alla società brasiliana della quota di trattamento pagata in Italia, esisterebbe il rischio di incorrere nel pagamento, a carico societario, di una serie di imposte per un totale di circa il 48% di tale importo!

Per spiegare questo fenomeno è necessario premettere che, in linea generale, la legislazione fiscale brasiliana prevede che le rimesse all’estero per il pagamento di servizi siano soggette a ritenuta alla fonte pari al 15%. A questo bisogna aggiungere i vari CIDE (“Intervention-in-economic-affairs contribution”), ISS (Service tax), PIS (Contribution to the Social Integration Program), COFINS (Contribution to Social Security Funding) e IOF (Brazilian Exchange Currency Operations Tax), a titolo di ulteriori imposte dovute dalla società locale, fino ad arrivare al totale menzionato.

Si tratta di un tema che, come è facile immaginare, ha storicamente creato non pochi grattacapi alle aziende estere che inviavano personale in Brasile e che prevedevano di destinare legittimamente il costo dell’assegnazione al Paese di lavoro.

Fortunatamente, il 31 agosto 2017, il COSIT (Revenue service’s tax coordinator general) in risposta a un’interrogazione su questo tema, ha affermato la non necessità di prevedere i vari assoggettamenti fiscali previsti, nella misura in cui tali rimesse non siano effettivamente destinate al pagamento di servizi all’estero ma a coprire il costo dei dipendenti stranieri espatriati in Brasile.

Inevitabilmente, questo nuovo approccio da parte delle autorità brasiliana si è tradotto in un grande sospiro di sollievo da parte di molte aziende che subito dopo hanno però dovuto interrogarsi su quali azioni dovessero mettere in atto a livello formale per scongiurare definitivamente questo pericolo. Parliamo, ad esempio, del caso più diffuso: ingresso in Brasile per il tramite di un permesso di lavoro con vincolo contrattuale. In tal caso, ai sensi della normativa brasiliana il lavoratore si qualificherebbe residente fiscale (con tassazione worldwide) fin dal primo giorno di presenza.

Per evitare ogni pericolo che le varie rimesse possano essere qualificate diversamente e dare origine agli ormai noti rischi di remittance fees, sarà necessario prevedere una gestione fiscale locale in capo al lavoratore praticamente perfetta.

Dando per scontata l’azione del sostituto d’imposta brasiliano sugli importi erogati da parte della società locale, ci riferiamo in particolare agli obblighi dell’espatriato in merito agli importi erogati nel Paese di origine, vero tema critico e spesso portatore di inadempimenti e azioni correttive. L’imposta sul reddito brasiliana relativa allo stipendio pagato all’estero dovrebbe infatti essere pagata direttamente dallo stesso dipendente (o da un professionista per suo conto) attraverso una procedura nota in Brasile come “carnê-leão” (un pagamento mensile anticipato dell’imposta sul reddito).

Inoltre, lato azienda, sarebbe opportuna anche una corretta formalizzazione di un intra-company agreement che disciplini ed evidenzi la gestione del costo tra le due società, come ulteriore elemento di supporto inteso a minimizza l’insorgere di qualsiasi rischio.

Un approccio di questo tipo vi permetterebbe sicuramente di guardare questo tema con maggiore tranquillità e concentrarvi su altri delicati aspetti dell’assegnazione.

Carlo Medros
Carlo MedrosGlobal Mobility Manager at ECA ITALIA

Lascia un commento